Lecce, signora barocca
“Un carnevale di pietra simula in mille guise l’infinito”
Bodini
Tra i vicoli, quindi, la pietra ha preso vita in cariatidi e puttini, maschere e richiami simbolici, nel continuo gioco di balconi e portali, offrendo una scenografia festosa e stranamente effimera; entrando in punta di piedi nella centralissima Piazza del Duomo, si ha l’impressione di essere altrove nel tempo, disposti uno accanto all’altro ci sono la maestosità del duomo, la vertigine del campanile, l’esuberanza del palazzo del Vescovo e, leggermente più sobrio, il palazzo del Seminario; altrove nelle vie della città sono ovunque i balconi e le greche, e numerosissime sono le chiese e le cappelle, tutte esuberanti e giocose, che ricordano il tempo in cui la città era fiorente sotto i potenti vescovi.« Prima di giungere a Lecce non potevo pronunciare la parola “barocco” senza provare un senso di antipatia e di repulsione. Lecce ha avuto il potere di rivelarmi, però, che quel termine pub essere sinonimo di fantasia leggera, di eleganza bizzarra, di grazia felice.
Questa città nel suo insieme non e, per cosi dire, che una scultura c una leggiadria. Ornamenti manierali si attorcigliano ai balconi delle case; un popolo di statuette contorte gravita sopra le porte; colonnine si profilano, susseguendosi ad altre colonnine; cosi i frontoni appresso i frontoni.
Le chiese dispiegano fantastiche facciate ornate di festoni d’astragalo, di figurine, di cariatidi. E statue le coronano ed altre statue le affiancano: sono corpi che s’incurvano, braccia che si snodano rotonde, drappeggi che ricadono, angeli che aprono le loro ali…
Il barocco, a Lecce, rivela un’esuberanza capricciosa troppo geniale perchè si possa parlare di cattivo gusto… »
Paolo Bourget
Foto a cura di Marco Rizzo
http://www.flickr.com/photos/skacco/

